Gli alberi tropicali del caffè, appartenenti alla famiglia botanica delle Rubiaceae, nel mondo sono circa un centinaio di specie. Tuttavia quelle riconosciute importanti ed utili ai fini commerciali sono solo una decina.

Tra di loro si differenziano per svariati fattori: l’altezza delle piante, la varietà delle foglie, il profumo del fiore, la grossezza ed il colore dei semi, il gusto, il contenuto di caffeina e la resistenza alle avversità climatiche. Le più diffuse, coltivate e conosciute sono la Coffea arabica (meglio conosciuta come “arabica”), la Coffea canephora (meglio conosciuta come “robusta”) e la Coffea liberica.

In Africa, terra d’origine della pianta, i paesi adottano diversi metodi per coltivarlo. Vediamoli.

Etiopia

L’Etiopia è il maggior esportatore d’Africa del caffè Arabica e il maggior consumatore del continente.  Qui ad Oriente gli alberi del caffè crescono tra 1500 e 1800 metri in piccoli appezzamenti di terreno mentre a Sidamo, provincia del Sud considerata la culla del caffè, le piante di Arabica vivono all’ombra di alberi autoctoni e crescono spontanee tra gli arbusti.

La nota che contraddistingue il caffè di Sidamo è quella floreale, con sentori di agrumi, bergamotto, gelsomino che si abbinano ad una dolcezza delicata e morbida.

Circa il 60% del caffè prodotto in questa regione è lavato mentre il restante viene essiccato naturalmente. Il metodo del lavaggio è preferito nei territori caratterizzati da un’elevata umidità come gli altipiani. Dopo i lavaggi i chicchi vengono posti su banchi sospesi ricoperti con dei teloni così da formare dei tunnel dove passa l’aria che determina l’asciugatura.

Uganda

L’Uganda è il secondo produttore di caffè africano dopo l’Etiopia. Produttore leader per la miscela Robusta, che si sostiene sia nata qui spontaneamente. 

Il caffè Bugishu, così denominato, rappresenta il principale guadagno derivante dalle esportazioni. Sulle rive del Lago Vittoria, a un’altitudine che varia tra i 900 e i 1200 metri, queste antiche varietà di Robusta sono coltivate sotto alberi da ombra, in particolare il banano.

La maggior parte del caffè Robusta ugandese è caffè naturale, ottenuto con il metodo asciutto, ma ne esiste anche una parte prodotto con il metodo umido. Con quest’ultimo metodo le ciliegie vengono spolpate da una macchina che separa l’esocarpo dal chicco e fatte fermentare in grosse vasche d’acqua per 1-2 giorni. Segue poi la fase di lavaggio ed essiccazione al sole o in essiccatoi meccanici.

La bevanda che si ottiene con il caffè ugandese è caratterizzata da note erbacee, aroma pieno e gusto speziato.

 

Kenia

Il caffè del Kenia cresce tra 1300 e 2100 metri sul livello del mare, su un suolo vulcanico che va dalle pendici del Monte Kenia a Nairobi.  Questo caffè è apprezzato per il caratteristico retrogusto vinoso segnato da forti note di profumo di limone e a una vaghezza di ribes nero.

Il Kenya AA è la qualità più prestigiosa per le caratteristiche organolettiche segnate da acidità molto spiccata ma ben bilanciata da un ottimo corpo. E’ classificato Kenya doppia A per indicare la grandezza superiore dei suoi chicchi. Esiste anche la tipologia “washed” prodotta con chicchi che vengono subito puliti dalla buccia esterna e lavati per rimuovere la “polpa” (lo strato che ricopre il chicco). Questa operazione aiuta a mantenere intatta la corposità.

 

 

 

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